Abbigliamento

Lo studio di questo ambito non è molto diffuso. Infatti sono pochi gli storici che si soffermano sull’argomento proposto.  Una fonte importante per cercare e scoprire quali abiti indossano i nobili, sono gli inventari di beni. In questi documenti i notai annotavano attentamente tutti gli oggetti descritti. Per comprendere al meglio la storia del vestiario, bisogna tenere in considerazione diversi aspetti: le materie prime e la loro lavorazione, il commercio degli indumenti e il loro valore sociale, le evoluzioni della moda… Grazie a queste fonti siamo in grado di riconoscere l’importanza di certi uomini e donne ed immaginare quanti e quali fossero i capi di abbigliamento dei riminesi alla fine del Medioevo.

IL COSTUME E LA MODA NEL QUATTROCENTO

Durante il ‘400 la moda subisce varie modifiche e continua ad evolversi. Nella prima metà del secolo le caratteristiche principali sono: l’eleganza delle fogge, la brillantezza dei colori, la raffinatezza e la preziosità degli ornamenti, le acconciature elaborate e i copricapi bizzarri. Il costume, nel XV secolo – un’epoca di splendore – acquisisce molta importanza ed è influenzato dallo sviluppo dell’economia e dei commerci, dalla nascita delle corti, dalla diffusione della vita laica e dalla conferma delle signorie.

                                                                                                                                    

Nella seconda metà del ‘400 vengono abbandonati gli abiti stravaganti; le fogge vengono ridimensionate sulle reali proporzioni dei modelli, dando a quest’ultimi un aspetto maestoso ed armonioso. Il numero dei capi di abbigliamento aumenta e i modelli sono abbastanza simili per tutti i ceti sociali; infatti sono i tessuti, i colori e gli ornamenti a distinguere dignità e marginalità. Indossare più vestiti contemporaneamente, non è solo per esigenze di freddo o caldo ma è anche una manifestazione e una ostentazione di benessere e ricchezza. Tra i vestiti indossati all’epoca si ricordano la camicia, il farsetto e le calze assieme alla gonnella o veste, alla pellanda o vestito, alla giornea e al mantello, vale a dire rispettivamente vesti strette per di sotto e robe larghe per di sopra. Questi sono gli indumenti base del guardaroba maschile riminese e quindi anche di Sigismondo Pandolfo Malatesta (TOSI BRANDI 2000). Le prime sono composte dalla biancheria e dalle camicie e vengono indossate dai giovani maschi senza copricapo per occasioni speciali e per attirare l’attenzione. Le seconde hanno una funzione protettiva, rendere le donne slanciate e gli uomini imponenti e raffinati.

VESTIARIO MILITARE

                                                                                         

    Particolare di armatura                                                                                                          Armatura quattrocentesca                          

L’armatura dei cavalieri è costituita di una cotta di maglia: una specie di tunica fatta di tanti piccoli anelli di ferro fittamente collegati fra loro. Dapprima copre solo il corpo, ma durante il XII secolo si estende anche alle braccia e alle gambe e si aggiungono maniche e cosciali di maglia metallica. La cotta pesa da 9 a 14 chilogrammi e ha un difetto: è flessibile e nel caso si ricevano colpi forti, gli anelli penetrano attraverso il tessuto della camicia sottostante e provocano contusioni e talvolta anche gravi fratture. Si comincia così a indossare una sottocotta imbottita e trapuntata per smorzare i colpi. Anche il collo e la testa si possono proteggere con un cappuccio, sempre di maglia metallica. Sopra la cotta si indossa una stola imbottita e si proteggono le mani con manopole. A partire dal Trecento si diffonde tra i cavalieri l’uso di piastre di acciaio: dapprima per difendere gli arti e poi il busto, fissandole a una struttura in tessuto. Nel secolo successivo alcuni cavalieri cominciano a portare un’armatura metallica completa che protegge ogni parte del corpo. Il peso di questa armatura è di circa 20-25 chilogrammi. Questo deve essere ben distribuito, così che il cavaliere possa muoversi e montare a cavallo senza alcun aiuto esterno. Sono di fantasia le storie di cavalieri issati a cavallo con una gru perché paralizzati dal peso dell’armatura. In realtà, il vero problema della corazza è un altro: la grande scatola di ferro, quasi senza aerazione, aumenta rapidamente di temperatura.

                                                                                                    

                                                                                                      Particolare di armatura