Le medaglie

La parola medaglia deriva dal latino metalla ed indica nel Medioevo il mezzo denaro o obolo. Quando questo cade in disuso, il termine rimane ad indicare una moneta fuori circolazione greca o romana. Ciò che caratterizza la medaglia sono le particolarità di stile (dimensioni più grandi, maggiore peso), la tecnica (non è coniata ma fusa) e soprattutto la sua possibilità di essere emessa anche da privati.

Ciò la differenzia nettamente dalla moneta che è sempre una diretta emanazione dell’autorità statale. L’invenzione della medaglia rinascimentale, accolta con molto entusiasmo da principi e intellettuali, è generalmente e giustamente attribuita a Pisanello che prosegue tale attività per circa 20 anni in varie città d’Italia. Altro grande medaglista è Matteo de’ Pasti, attivo prima a Ferrara e, dal 1446, a Rimini al servizio dei Malatesta. Sono considerate oggetti preziosi, vere e  proprie opere d’arte da godere per la loro fattura, e nello stesso tempo anche dei documenti iconografici, simboli eterni dell’effige e della fama di chi vi è ritratto.  Il valore attribuito dai collezionisti, impegnati in una ricerca quasi maniacale, ha portato a produrre anche delle copie e dei falsi. Esistono poi degli ibridi, creati dall’unione di facce
derivate da medaglie diverse: è il caso per esempio di quella con il profilo di Sigismondo, tratto da una medaglia di Pisanello, e con il profilo di Isotta sull’altro lato, tratto da una medaglia di Matteo de’ Pasti.
I ritrovamenti di medaglie malatestiane vanno considerati attentamente perché sono in grado di fornire importanti precisazioni cronologiche sull’attività pastiana. Una delle più importanti medaglie è quella che rappresenta il Tempio Malatestiano e che ne celebra la costruzione.

Tra le medaglie pastiane più tarde sono invece da considerare quelle che ritraggono il busto di Sigismondo con la corazza, datate 1446: è indicativo che questo formidabile generale preferisse farsi ritrarre più come principe che come soldato; il condottiero viene ritratto di profilo, in una posa impavida e “senza tempo”, sempre giovane, in una impenetrabile immobilità del volto. Anche le medaglie fuse in onore di Isotta sono datate 1446. Di esse nel Tempio non si è trovata traccia; sono state però rinvenute in altri luoghi, ad esempio nel grande torrione di Senigallia del 1455. Altri due depositi, almeno uno dei quali da considerare ufficiale, sono stati ritrovati a Fano; qui nel 1930 sono emerse cinque piccole sue medaglie in un muro del castello, mentre altre otto di grande modulo, con Isotta e l’elefante, sono venute alla luce nel 1934 nell’area dell’attuale Collegio S. Arcangelo. In entrambi i depositi non c’erano medaglie di Sigismondo.