Le ceramiche malatestiane

La ceramica italiana quattrocentesca risente dell’eleganza tardogotica senese e veneziana, come quella proposta dal celebre pittore e medaglista Pisanello che viene chiamato di corte in corte e la cui presenza a Rimini è stata molto stimolante per l’arte maiolica malatestiana.
Il XV secolo vede in particolare la piena fioritura della signoria dei Malatesta, della quale Carlo è forse la figura più importante e significativa di tutta la stirpe. La sua corte è una delle più frequentate, infatti, lodatissimo dai suoi contemporanei, fece di Rimini un polo di attrazione per letterati ed artisti. In un clima tanto colto e aperto non poteva mancare la maiolica e proprio a Carlo si deve l’utilizzo di un nuovo colore: il blu di cobalto, che si andava ad aggiungere ai tradizionali ferraccia-ruggine, ramina-verde e manganese-violetto-bruno. Viene usato agli inizi non diluito, ma molto aggrumato a forma di goccia. Lo si chiama infatti “gocciolato” ed anche “zaffera a rilievo”, dalla parola araba “al-safra” (cobalto).

Sono presenti nel Museo di Rimini numerosi frammenti di piatti e boccali in stile severo con la lettera gotica “K”, riconducibili a Carlo (Karolus in latino), da sola o al centro di scudetti e cerchi.Altri reperti presenti al Museo e riconducibili ai Malatesta sono delle mattonelle quadrate risalenti alla metà del XV secolo e provenienti dal fregio di Castel Sismondo con dipinte rose quadripetale in policromia, uno dei simboli malatestiani. Altrettanto importante è il calamaio graffito e dipinto a ramina e ferraccia rappresentante forse Sigismondo a cavallo alla presa del Castello di Roccacontrada, datato 1445.

A Castel Sismondo, la mattonella quadrata dipinta in policromia con l’emblema caro al Signore, la rosa, dava un tono festoso alla severa costruzione. La rosa ripetuta nella fascia della torre di destra, che avanza rispetto all’ingresso con forte scarpata, è distanziata da un mattoncino in cotto rettangolare, corrispondente in altezza a metà mattonella quadrata. La fascia poggia, o meglio poggiava, data la scomparsa per varie vicende di quasi tutto il fregio, sul quarto ordine di mattoni al di sopra del cordolo di raccordo fra la scarpata e la torre.