Isotta degli Atti

ISOTTA DEGLI ATTI

Bella, colta, intelligente e saggia; dapprima amante, quindi sposa di Sigismondo Pandolfo Malatesta. Protagonista, fin da giovanissima, di un amore travolgente col Signore riminese: l’amore più grande del Rinascimento, durato una intera vita, più forte delle convenzioni e delle convenienze. Coraggiosa nell’affrontare un rapporto prevedibilmente difficile; accorta nel saperlo coltivare e conservare. Splendente per la luce irradiata dalla figura del Principe; mitizzata dagli artisti e dai cantori di corte. Dopo gli anni della gloria, compagna e partecipe dell’inesorabile declino subìto da Sigismondo e dalla città. Sfortunata nella prole, perita prematuramente o tragicamente sicché il suo seme non ha potuto dar frutti. Rimasta vedova ed esclusa dal governo cittadino , la sua vita si è conclusa nel silenzio e nella tristezza di un sogno inesorabilmente spento. Di lei ci restano i carmi dei poeti, le medaglie dei Pasti, l’arca monumentale nel Tempio e la memoria imperitura del suo grande amore.

Oreste Delucca

Isotta degli Atti nasce a Rimini tra la fine del 1432 e l’inizio del 1433, figlia di Francesco degli Atti, ricco mercante di lane e cambiatore. Il padre, appartenente ad una nobile famiglia di Sassoferrato, si era trasferito a Rimini agli inizi del Trecento insieme alla consorte, che muore dando alla luce la figlia. Quando ha appena 12 anni, nel 1445, Isotta diventa oggetto delle attenzioni del signore di Rimini, al tempo sposato con Polissena Sforza. Infatti, in quel periodo, Sigismondo risiede temporaneamente nel palazzo detto del Cimiero. Lì davanti abita la famiglia degli Atti e grazie a questa fortunata coincidenza, mentre la giovane è affacciata alla finestra, i due si notano. Fin da subito Sigismondo comincia a corteggiare Isotta che nel 1446 cede alle lusinghe del signore. Dalla relazione tra i due amanti nasce nel 1447 il primogenito Giovanni, che però, dopo pochi mesi muore e viene sepolto nella chiesa di San Francesco nella tomba di famiglia. Nonostante il loro rapporto fosse già conosciuto, la relazione diviene pubblica nel 1449 quando la moglie Polissena Sforza muore. Così nel 1456 Sigismondo può unirsi in matrimonio con lei, consapevole di non ottenere vantaggi politici o sociali. Per tutta la vita Isotta aiuta il marito, restandogli accanto e governando la città mentre è impegnato in battaglie, dimostrando fin da subito grande carattere e autorità. Rimasta vedova nel 1468 sopravvive altri sei anni portando avanti la politica del marito insieme al figlio Sallustio, finché si ritira a Castel Sismondo dove si spegne nel 1474. Viene sepolta nella tomba a lei dedicata da Sigismondo che si trova all’interno del Tempio Malatestiano.