Il Tempio malatestiano

IL TEMPIO MALATESTIANO

L’inizio dei lavori di edificazione del Tempio Malatestiano voluto dal signore di Rimini, Sigismondo Pandolfo Malatesta, è datato al 1447. Il progetto prevedeva il rinnovo e la ristrutturazione di una precedente chiesa francescana. Sigismondo intende costruire due cappelle, per sé e per la futura moglie Isotta degli Atti, facendo diventare l’edificio una tomba di famiglia.

L’esterno
Nel 1450 iniziano i lavori esterni a cura di Leon Battista Alberti, il quale non interviene sulle mura della vecchia basilica francescana ma la ‘ricopre’ con un rivestimento marmoreo ispirato all’età classica. I materiali utilizzati sono: pietra bianca d’Istria e i marmi dell’antico porto romano di Rimini. Il Tempio rimane incompiuto principalmente a causa della mancanza di finanze di Sigismondo, intorno al 1460. Il progetto finale dell’edificio, rappresentato nella medaglia di Matteo de’ Pasti, include un fastigio nella parte superiore della facciata, una copertura a volta e una cupola nell’intersezione tra la parte longitudinale e il transetto, che avrebbe dovuto illuminare l’edificio.

Costruzione del tempio

La struttura si innalza su un podio decorato a girali con all’interno elementi araldici malatestiani. I più frequenti sono: la rosa, l’elefante, lo scudo, la sigla SI.
La facciata ricorda l’Arco d’Augusto per i particolari che si ispirano all’età classica. Infatti è formata da tre archi a tutto sesto inquadrati da semicolonne scanalate, coronate da capitelli compositi con teste di cherubino e affiancate da clipei.

Il portale timpanato, all’interno dell’arco centrale, decorato con marmi policromi e motivi geometrici, è incorniciato da girali che alludono alla ricchezza della famiglia. I due archi a tutto sesto laterali, nel progetto di Sigismondo, dovevano ospitare il suo stesso sarcofago e quello di Isotta degli Atti, ma per evitare eventuali problemi di staticità vengono edificati ciechi.
Nella cornice della facciata un’iscrizione latina recita: SIGISMVNDVS PANDVLFVS MALATESTA. PANDVLFI. F. V. FECIT. ANNO. GRATIE. MCCCCL. Essa dichiara che Sigismondo Pandolfo Malatesta ha costruito l’edificio nel 1450; analogamente due iscrizioni in greco su entrambe le fiancate dedicano la costruzione a Dio e alla città.

Nel secondo ordine della facciata si può notare chiaramente la sottostante basilica francescana in mattoni. Questo particolare è osservabile anche nelle fiancate laterali: le finestre gotiche della primitiva chiesa non sono inquadrate negli archi plastici del Tempio, i quali poggiano su pilastri e ricordano vagamente le arcate del ponte di Tiberio. Nella sequenza degli archi del lato destro sono posti i sarcofagi di quattro personaggi  illustri della corte malatestiana. L’edificio è stato pesantemente bombardato durante la seconda guerra mondiale.

L’interno
All’esterno classico si contrappone un interno gotico che rispecchia i tipici caratteri decorativi cortesi. Molto probabilmente Leon Battista Alberti ha contribuito a progettare l’interno secondo i suoi canoni, escludendo i cicli di affreschi per esaltare i bassorilievi e i rivestimenti in marmo realizzati da Agostino di Duccio.

All’entrata, sulla destra, è posta la tomba di Sigismondo Pandolfo Malatesta.
Sono presenti tre cappelle e una cella su entrambi i lati, speculari fra loro.

Cappelle di destra
La prima che incontriamo è quella di San Sigismondo, consacrata nel 1452. Sull’altare è collocata la statua di San Sigismondo re di Borgogna che è seduto su un trono formato da due elefanti, i quali sorreggono pilastri raffiguranti le Virtù teologali (fede, speranza, carità) e cardinali (prudenza, temperanza, fortezza).

Fra la prima e la seconda cappella troviamo la Cella delle Reliquie, nella quale vengono custoditi elementi marmorei del Tempio e dell’antica cattedrale di Santa Colomba.

La seconda, dedicata a San Michele Arcangelo, è detta di Isotta poiché al centro è collocata la sua tomba. Al di sopra troviamo lo stemma malatestiano e un ornamento che riporta il motto biblico Tempus loquendi, Tempus tacendi.

La terza è detta dei Pianeti per le loro raffigurazioni e quelle dei segni zodiacali.

Cappelle di sinistra
La prima è detta Cappella degli Antenati, dedicata alla Madonna dell’acqua. In essa si trova la Tomba degli Antenati in cui sono riunite tutte le ossa dei predecessori di Sigismondo. Nella nicchia centrale è rappresentata invece la Pietà, ovvero la Vergine che tiene sulle ginocchia Gesù morto. Sui pilastri sono presenti le figure delle Sibille e dei Profeti. A questa segue la Cella dei Caduti.La seconda è quella dei giochi infantili, definita tale perché decorata con bassorilievi raffiguranti angioletti e putti che giocano, un tempo dedicata all’Arcangelo Raffaele. Oggi è anche chiamata cappella di San Gaudenzo (patrono della città) poiché nella nicchia è conservato il reliquiario d’argento del Santo donato da Pio IX nel 1857.

L’ultima è la Cappella delle arti liberali, ora dedicata a San Giuseppe.
I pilastri sono decorati con rappresentazioni di Muse e Arti, fra le ultime realizzate a Rimini da Agostino di Duccio.