I Malatesta

L’ASCESA DELLA FAMIGLIA 

La nascita della Signoria malatestiana si può far risalire ai primi decenni del Duecento. La sua ascesa avviene in un periodo storico che vede la frantumazione del potere temporale ecclesiastico e uno sviluppo delle autonomie comunali. Attraverso questi due fattori e grazie alla costruzione di alleanze familiari, i Malatesti iniziano un percorso che li porterà ad ottenere la signoria di Rimini. Ascesa che sarà agevolata anche da una grave crisi interna alle istituzioni, accentuata dalle lotte fra ghibellini, guidati dai Parcitadi, e guelfi, capeggiati dai Gambacerri.
I Malatesti, inizialmente, non aderiscono ad alcun tipo di schieramento politico ma pensano solo a rafforzare il proprio clan attraverso alleanze familiari per poi schierarsi con i ghibellini poiché in maggioranza a Rimini. Sin dagli inizi concentrano i proprio sforzi ad incrementare i possessi privati distribuiti su un territorio molto esteso, che coinvolge le città adriatiche di Fano e Pesaro, e quelle interne, di Cesena e da Meldola a Sarsina, oltre che le rendite familiari derivanti dai traffici commerciali. Dall’ottenimento della cittadinanza riminese (1216) alla perdita del Vicariato di Rimini (1500) trascorrono gli ultimi tre secoli del Medioevo che, in questo territorio, possono essere definiti come “l’età malatestiana”.

I PROTAGONISTI  

Nella famiglia, più di altri, si sono distinti vari personaggi da ricordare tra cui:

– Malatesta da Verucchio (1226?-1312) protagonista dell’ascesa della famiglia;
– Carlo (1368-1429) abile uomo politico ed impegnato nella promozione artistica e culturale;
– Sigismondo Pandolfo (1417-1468) figura che segnerà l’apice del successo ma anche l’inizio del decadimento.

MALATESTA DA VERUCCHIO E LE ORIGINI DELLA SIGNORIA

Albero genealogico

La biografia di Malatesta da Verucchio è incerta soprattutto a causa della poca documentazione. Molti dubbi si hanno anche sulle origini della famiglia stessa: una tradizione la vuole originaria di Pennabilli e, successivamente insediata nel castello di Verucchio (possesso dei Malatesti già dalla fine del XII secolo). Del periodo verucchiese si trovano citazioni anche nella Divina Commedia. Se, tuttavia, si cerca di andare a scavare più a fondo nelle origini, cercando informazioni più antiche, tutto sfuma nella leggenda a causa della mancanza di fonti documentarie. I cronisti dell’epoca affermano che il nome del padre del Mastin Vecchio (nome dato a Malatesta da Verucchio da Dante) fosse Malatesta della Penna ma, vista la ricorrenza del nome Giovanni e Malatesta, è difficile attribuire con precisione a lui particolari episodi.

I MALATESTI A RIMINI

La svolta avviene nel 1216 con la conquista della cittadinanza riminese da parte di Giovanni e del nipote Malatesta. I due in cambio dell’esenzione da ogni tributo, giurano fedeltà al comune con un accordo solenne promettendo di consegnare in custodia al podestà i loro possessi e castelli e di sostenerlo contro ogni nemico, in special modo contro i cesenati. Successivamente, avviene una serie di scontri e battaglie che si conclude con un accordo di pace fra i due opponenti.
Malatesta della Penna con il tempo riuscirà a consolidare i legami con la città di Rimini arrivando, nel 1239, ad ottenere la Podesteria della città mantenendo comunque il suo radicamento nel contado di Verucchio. Pur non essendo un bravo condottiero o stratega militare riesce comunque a raggiungere obbiettivi importanti nella gestione della vita politica cittadina e nei rapporti con la Chiesa. Il figlio Malatesta da Verucchio consolida il patrimonio famigliare e la presenza all’interno della vita cittadina sposando Concordia, figlia di Enrighetto, visconte per l’impero su tutto il contado di Rimini, e di una Parcitadi. I due avranno tre figli: Giovanni lo Zoppo (in latino Ciottus o Ischancatus, a causa di un difetto fisico), Paolo il Bello e Malatesta (detto Malatestino per distinguerlo dal padre e dall’Occhio poiché guercio). Giovanni e Paolo moriranno prima del padre, aiutato nella reggenza da Malatestino.

Aderendo alla parte guelfa, scelta che porterà alcuni conflitti interni, l’ascesa politica della famiglia si consolida sempre più e soprattutto dopo il 1250 quando Rimini diventa strategica nella politica pontificia.

Nel 1255 è podestà di Rimini e diventa punto di riferimento fra le fazioni ghibellina e guelfa riuscendosi a muovere abilmente fra gli uni e gli altri.
Dopo la sua morte, avvenuta nel 1312 all’età di cent’anni (da cui il nome Centenario), il controllo sulla città risulta ulteriormente rafforzato.

Tra le figure che seguono, spicca quella di Carlo, primogenito di Galeotto I, signore di Rimini nel 1385 a soli 17 anni. Durante il suo incarico politico, si distingue anche in campo militare dimostrandolo in più occasioni. Viene anche fatto prigioniero da Braccio di Montone nel tentativo di difendere Perugia e nel 1417 liberato dopo il pagamento di un altissimo riscatto, ben 30.000 scudi, che incidono pesantemente sulle finanze malatestiane. Muore per malattia a Longiano nel 1429. A lui succede per un breve periodo il nipote Galeotto Roberto detto il Beato ma essendo inadatto a ruoli pubblici, viene sostituito da Sigismondo Pandolfo che si spartisce il territorio con il fratello Malatesta Novello. Il primo ottiene Rimini, Santarcangelo, Scorticata (l’attuale Torriana), S. Agata Feltria e Fano. Il secondo invece Cesena e territorio.

Alla fine, escluso dalla pace di Lodi (1454) e scomunicato da papa Pio II, viene marginalizzato e attaccato da più parti, perdendo gran parte dei suoi territori e finendo i suoi ultimi giorni tra progetti di riscatto incompiuti.